Castello di Carpignano

Castello di frontiera

 

Carpignano, uno dei castelli del sistema difensivo settempedano, e’ un piccolo gioiello di architettura militare, dominato dal potente cassero con l’antico mastio fasciato da un alto basamento poligonale, dove sono ancora visibili le traccie degli incavi in cui era alloggiata la scala mobile in legno per accedere alla torre. Situato a valle, sulla riva sinistra del Cesolone, in posizione strategica, fu oggetto di lunghe contese tra Sanseverino e i comuni limitrofi; piu’ volte perduto e riconquistato, distrutto e ricostruito, fu dato nel 1379 da papa Urbano VI a Bartolomeo Smeducci, nuovamente perduto, solo nel 1471 entro’ definitivamente in possesso di San Severino. In quell’anno, come ricordavano due epigrafi oggi perdute, il console Piermartino Cenci provvide ad ampliarlo e rafforzarlo in modo che potesse sostenere eventuali attacchi delle artiglierie che si stavano allora affermando. Il castello, con un perimetro di circa 200 metri, conserva ancora resti della cinta muraria, la porta e tre piccoli torrioni circolari rompitratta, poggianti su brevi scarpate, adibiti in seguito ad uso abitativo; nella parete di una delle case che fronteggiano il mastio, fortunatamente ancora non ricoperta dall’intonaco, e’ infisso alla rovescia, forse per dispregio, lo stemma in pietra dei guelfi, un leone rampante, a testimoniare le contese del passato e l’appartenenza del luogo alla loro fazione. Qui in un tempo remoto era il monastero benedettino femminile di S. Claudio, poi trasferito per motivi di sicurezza al Sassuglio, entro il castello di Sanseverino. Qui e’ l’antica chiesa dedicata a S. Maria Assunta per la prima volta menzionata in una pergamena del 1241 in cui Filippo, vescovo di Camerino, concedeva alcuni diritti su chiese e cappelle, tra cui appunto quella di Carpignano, all’abbazia di S. Mariano in Val Fabiana per risollevarne le sorti dopo l’attacco subito da parte delle truppe di Federico II. In seguito all’unione del monastero di S. Martino a quello di Valfucina nel 1327, la chiesa di Carpignano fu annessa alla collegiata di S. Venanzio di Camerino e infine, ricostruita nel 1586 la diocesi di Sanseverino, fu sottoposta alla parrocchiale di Colleluce, da cui tuttora dipende. Ridotta in rovina e impraticabile per il crollo del tetto e’ stata completamente restaurata e riportata allo stato originario nel 1987, grazie all’impegno del compianto don Nello Paina. Nell’occasione si e’ scelta la soluzione di ripristinare il muro divisorio ottocentesco eretto, spostando in avanti l’altare, per creare un piccolo vano ad uso sacrestia. Rimane cosi’ nascosto l’unico affresco (XVI sec.) che si conserva all’interno, una bella riproduzione della Madonna dei Lumi entro una nicchia dallo strombo decorato a motivi di fori e di frutta. Il dipinto, di cm 190 x 130, presenta una lunga fenditura diagonale e lascia appena intravedere tracce delle figure rappresentate nella parte inferiore: tre teste di angioletti, S.Severino che regge in mano il modellino della citta’ e S Giovanni Battista, secondo le descrizioni fatte nel passato. Sarebbe proprio necessario un restauro per conservare almeno quanto rimasto. Severino Servanzi Collio, descrivendo questo affresco, parla anche di una pala d’altare rappresentante l’Assunta con i Santi Giovanni, Severino e Nicola, di cui si e’ persa ogni traccia. Si puo’ comunque supporre che la chiesa fosse ricca di suppellettili, a giudicare dalla preziosa croce astile del XV secolo, finissimo lavoro di oreficeria che oggi si puo’ ammirare nella nostra pinacoteca civica.

Articolo preso dal giornale “La voce Settempedana” – Anno XLVIII n.43 del 27 ottobre 2001

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